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(tratto da "Ecologia e pedagogia in Europa" di Dominique Gauzin-Müller, pubblicato su "l'architettura naturale" no 25-12-2004)
Lo sviluppo sostenibile è da diverso tempo al centro dell’attenzione nel dibattito politico europeo, e tutti i soggetti coinvolti nella pratica del costruire dimostrano un crescente interesse nei confronti dell’ambiente. Ma l’ecologia non è appannaggio dei politici e di qualche specialista: è una disposizione dello spirito che deve trasmettersi a tutta la popolazione. Un cambiamento sostenibile dei comportamenti passa attraverso l’informazione e l’educazione del pubblico.
In Germania, Svizzera, Austria la costruzione degli edifici si fonda su un approccio ambientale. L’applicazione dei principi bioclimatici, la valorizzazione del contributo solare, il recupero dell’ acqua piovana e l’impiego di materiali sani sono misure standard, applicate in modo condiviso. Del resto c’è da chiedersi: è ragionevole oggi, costruire senza queste regole di buon senso?
Eppure…
In Italia accade.
Spesso sono i Comuni, le amministrazioni a dare il buon esempio.
In Austria più di 650 comuni (60% della popolazione) appartengono all’Alleanza delle città per il Clima (Climate Alliance), finalizzata alla riduzione delle immissioni di CO2 del 50% prima del 2010.
Gli interventi pubblici sono soprattutto rivolti alle scuole ed agli spazi collettivi: infatti è a scuola che viene impostata l’attitudine ecologica degli adulti di domani. Inoltre nei programmi didattici i principi di sviluppo sostenibile sono integrati in tutte le materie, con lo scopo di formare un senso di responsabilità e incoraggiare le iniziative individuali. Solo la sensibilizzazione dei ragazzi può modificare in profondità il modo di vivere.
L’approccio tedesco è basato sul principio bottom up, una stratificazione di misure pragmatiche: scegliere il luogo e l’orientamento in funzione della topografia e dell’irraggiamento solare, secondo i principi bioclimatici; razionalizzare i sistemi di costruzione per limitare la produzione di scarti e di emissioni; rinforzare l’isolamento termico e la tenuta all’aria e scegliere impianti con prestazioni elevate per evitare gli sprechi; escludere materiali nocivi e non biodegradabili.
E’ un approccio basato su un ragionamento di costo globale, applicato in Germania dopo le crisi del petrolio degli anni 70.
Un principio che in Italia fatica a svilupparsi e a imporsi, soprattutto quando il costruttore non è l’utilizzatore finale dell’edificio.
La pratica che porta all’architettura ecologica non è limitata a un processo di ingegneria o a un affare da esperti. Non si traduce nella giustapposizione di risposte pertinenti a degli obiettivi analitici, ma in una sintesi creativa che ingloba le attenzioni sociali, economiche e culturali.
Si basa su sguardi incrociati nel tempo: la rilettura del passato e l’uso di mezzi tecnologici contemporanei per preparare assieme un avvenire più rispettoso dell’uomo e della natura*.
* Ricordiamo che per Natura s’intende il luogo spontaneo in cui vivono e si riproducono gli esseri viventi, tra cui anche il genere umano. Rispettare la natura significa rispettare la vita.
Impariamo a ragionare in termini di costo globale
Il ragionamento in termini di costo globale, che si traduce nelle operazioni di costruzione nella considerazione dei costi di gestione, è uno degli strumenti dello sviluppo sostenibile. Questa scelta di buon senso, applicata in numerosi paesi nord europei, cozza in Italia con il budget di spesa e con le divergenze di interessi tra chi costruisce e chi gestisce.
Il concetto di “costo differito” si è diffuso alla fine degli anni Quaranta negli Stati Uniti.
La pratica si è poi evoluta prima di orientarsi verso il termine di “design ti life- cost”, che integra tutti i costi inerenti il ciclo di vita di un prodotto o di una costruzione, comprese le spese legate alla sua eliminazione.
Si tratta dunque di prendere in considerazione non solo l’investimento iniziale, ma anche tutti i costi indotti nella vita dell’edificio: costruzione, gestione e manutenzione, demolizione e bonifica dei suoli a fine vita.
Questo approccio si traduce in una gestione economicamente efficiente di riscaldamento, elettricità, acqua, ma comprende anche costi come quelli di pulizia e manutenzione. Oltre ai vantaggi economici che ne derivano, dà alla collettività un’immagine ecologica molto positiva, che valorizza i politici che la sostengono e i cittadini che la applicano.
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