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17-03-2011

Comunicato contro il nucleare

Nucleare-simpson

 

Nella festa dell'Unità d'Italia, Archinnova CONTRO al nucleare

Oggi si festeggia l’Unità d’Italia che, come tutti sanno, nacque di un’impresa valorosa dettata dalla speranza di un futuro migliore. Il presente comunicato è una riflessione sui fatti riguardarti il nostro paese e, più in generale, la vita futura. Guardando a quegli anni possiamo trovare una similitudine non precisa nella forma dei fatti, ma nel contenuto morale degli stessi, che può aiutarci a comprendere come affrontare le scelte importanti di questi giorni, per garantire un futuro felice ai nostri posteri. Comunemente ci preoccupiamo del domani, ma quasi mai ci interroghiamo sul lascito, tra 150 anni, ai nostri eredi. Quelle persone avevano ereditato la rivoluzione francese, il positivismo e le leggi deterministiche. Guardando al futuro vedevano libertà, progresso, benessere, felicità. Chi può negare che non ci siano riusciti? I 60 anni successivi sono stati segnati dallo sviluppo industriale; l’ottocento aveva aperto le porte alla modernità, alla scienza e all’innovazione. E l’Italia unita fu l’origine del nostro sviluppo. Con quel gesto i mille, assieme ai pensatori, ai mecenati e alle persone dell’epoca, mostravano la volontà e l’impegno per porre fine al passato, portandoci nel mondo moderno.
I loro discendenti nel 2011 vivono una storia simile che segna la fine di un’epoca. 
Oggi discutiamo di nucleare come soluzione di un problema, il bisogno di energia, ma senza guardare l’altra faccia della medaglia. Davvero nel 2011 il nucleare è la soluzione idonea alle problematiche economiche ed energetiche del nostro paese? Come i nostri avi, che avevano ereditato una cultura enorme in termini di scoperte e di ideali, anche noi figli del XXI secolo, non più governato dalle leggi deterministiche, ma dalle nuove leggi della complessità, dell’autorganizzazione, dalle rete e dal concetto di pop economy, diciamo basta alle scelte originate dal pensiero antiquato, oggi rappresentato dalla rinnovata volontà di nucleare. Crediamo nelle opportunità contemporanee offerte  dal sapere, dall’innovazione dei processi produttivi, economici e sociali, e siamo certi di avere strumenti idonei, volontà sufficiente per rispondere al problema energetico senza bisogno di impiegare la tecnologia nucleare. Gli investimenti di denaro pubblico devono andare nella direzione della modernizzazione del paese attraverso l’impiego di strategie di miglioramento dell’efficienza dei sistemi, a partire degli edifici (40% dei consumi generali). Per fare ciò occorre puntare sullo sviluppo, sulla ricerca, sulla formazione. Un investimento è buono quando è in grado di autoalimentarsi generando benessere e crescita senza rischi. I soldi dello stato sono ben investiti quando il “prodotto” realizzato non ha bisogno di successivi investimenti con incognite, per questo la filosofia da applicare non è più tesa alla produzione di un maggiore quantitativo di energia, ma al contrario, all’ottimizzazione, all’autoproduzione e rigenerazione che si autofinanzia.  Ridurre il fabbisogno, non produrre più energia è la chiave per l’avvento di una nuova economia, capace inoltre di generare benessere senza conseguenze drammatiche per il territorio in cui viviamo. È una dato di fatto che in un sistema chiuso quale è la terra, per risorse e territorio, l’entropia non può che aumentare fino al collasso del sistema. Se si ragiona con il desiderio di produrre di più si deve anche correre il rischio di poter avere enormi problemi dopo. I fatti recenti accaduti in Giappone non solo ci dicono che siamo impotenti di fronte alla natura, ma che non possiamo prevedere il futuro e nessuno può escludere il rischio di un disastro in modo assoluto, a prescindere da qualunque forma di tecnologia impiegata! Per questo non dobbiamo credere che la soluzione al problema oggi sia il nucleare, perché non è vero! Era la soluzione 50 anni fa, non più oggi per domani e chi continua a sostenerla dimostra solo ignoranza nei confronti della propria epoca. Oggi esistono altre regole e altre tecnologie.

La soluzione è nell’efficienza dei processi, ispirati all’esempio della natura, la quale è maestra di conservazione, trasformazione e uso positivo dell’energia solare per la vita, non il contrario.  Per tanto il nostro agire e quello di chi ci governa, a tutte le scale, deve tendere al miglioramento dell’efficienza, al recupero,  all’impiego della rete, all’auto produzione, alla condivisione come strumenti di riduzione del fabbisogno energetico globale. Deve tendere alla perdita del concetto individualista degli anni 60 e aprirsi alla coscienza che ciascuno di noi è solo l’anello di una catena.

C’è la sensazione che a muovere la volontà di scegliere il nucleare come tecnologia energetica per il futuro, siano gli interessi economici con scarsa lungimiranza e senza una visione di ricchezza e bellezza estesa sull’intera popolazione; oltre a porre in serio rischio la salubrità del nostro territorio per effetto dei problemi di gestione dei residui dell’uranio. Siamo responsabili di una cattiva gestione dei rifiuti urbani che già rendono problematica la situazione in molte aree del paese; possiamo correre il rischio che questo accada anche con l’uranio?  Siamo convinti che la scelta del nucleare non aiuterà l’Italia ad uscire dalla crisi, soprattutto non aiuterà le famiglie ad avere bollette energetiche più basse. Non risolverà il problema dei trasporti ne si applicherà in tempi rapidi e non sarà in grado di generare nessuna economia vincente e utile fin da subito. Nella sostanza servirà solo a fornire un enorme capitale agli speculatori delle opere pubbliche, senza portare beneficio concreto all’Italia. 150 Anni fa molti giovani sono morti per offrirci un futuro di progresso e libertà, perché potessimo stare meglio rispetto a loro. Oggi noi condanniamo i nostri posteri ritardando lo sviluppo per assenza di coscienza e volontà. Avremo forse ciò che ci saremo meritati? Tra 150, comunque vada, non saremo noi a pagarne le conseguenze, ma i nostri eredi, il frutto della nostra stessa vita, che in parole povere rappresenta il succo della nostra unica immortalità come specie. Non posso crederci che non siamo disposti ad opporci. L’associazione ARCHinnova non condivide questa politica verso il nucleare, considerandola retrograda, contraria ai cittadini e promossa solo per interessi economici di pochi e invita tutti i soci a dare il massimo dell’impegno per far giungere a quanti più possibile le informazioni sulle alternative al nucleare. È l’ignoranza il primo nemico dell’evoluzione.“Per poter scegliere si deve ricordare” (E. Bergson) questa è la coscienza. Agite ricordandovi il passato e scegliete il futuro che non sarà il vostro, ma di coloro che verranno dopo di noi.

Diffondete la vostra opinione.


Elena Scaratti, Presidente ARCHinnova

 
Ferrara 17 marzo 2011